Ateneo

Mistero-in-comune

23 Marzo 2020

di Marco Emanuele
da Formiche.net

E’ tornato il tempo di riflessioni fondamentali. Partiamo dal mistero di noi e della realtà.

Spesso ci sentiamo in crisi perché non riusciamo a comprendere il mistero, a farlo nostro, a possederlo. E viviamo male, ci sentiamo privati di onnipotenza e ci domandiamo come sia possibile che noi umani, esseri superiori, non possiamo accedere all’ultimo scalino della conoscenza, non possiamo aprire le porte del mistero. Invece, se problematizzassimo la nostra ragione, se ci vincolassimo alla sua finitezza, quella crisi sarebbe generatrice, generativa della nostra istituzione.

Nel nome di una ragione assolutizzata pretenderemmo di conoscere il Tutto sentendoci Titolari Ultimi di Verità: superuomini, quasi dei. Così, in realtà, prepareremmo il terreno alla nostra fine. Magari saremmo potenti, dominanti ma intimamente fragilissimi. Il mistero non si può occupare (1).

Nel mistero vi è il movimento vitale istituente, non razionalizzabile, misterioso “vuoto potenziale”. Lì, in quel vuoto, si sarebbe originato il il nostro universo, un complesso che, dice Morin (2018), si è auto-organizzato creando una dialogica nel contempo conflittuale e cooperatrice: ordine/disordine/interazione/organizzazione (2).

Da questo mistero dell’universo nasce un ammonimento per la nostra idea di ordine (3). Se la realtà è fatta di continui antagonismi e ritorni tra forze divergenti e convergenti, l’ordine mai può darsi come compiuto. E’ una partita infinita dal risultato incerto; le imprevedibilità, dinamiche nel processo perenne di (ri)creazione, ci mostrano quando l’ordine nasca nel disordine. L’ordine, dunque, non è mai del tutto possibile ma è sempre un potenziale-in-metamorfosi, (im)possibile: se l’ordine fosse del tutto possibile sarebbe incapace di evoluzione, dunque impossibile. E’ disintegrandosi che l’universo si organizza, nota Morin (2018) (4).

Dall’universo al vivente, dobbiamo fare i conti – come spiega Morin (2018) – con il fatto che l’auto-organizzazione del vivente è sottomessa continuamente alla disintegrazione.  La sua attività permanente comporta dispendio di energia e processi di degradazione che conducono alla morte, da cui la necessità di attingere energia, organizzazione e informazione nell’ambiente. L’autonomia del vivente può mantenersi solo nella dipendenza dalla sua ecologia: da qui il concetto chiave di auto-eco-organizzazione. E’ questo paradosso: l’autonomia ha bisogno di essere dipendente per essere autonoma (5)

Entriamo, in tal modo, nell’intuizione panikkariana di inter-in-dipendenza laddove scopriamo che la nostra vita muove tra vincoli e possibilità. Così, quando parliamo di comunità, non utilizziamo un termine neutro. Ciò che ci tiene insieme, al contempo debito e dono, ci condiziona e ci libera. Lo spazio comune, misterioso perché “sfuggente”, non appartiene a qualcuno (privato) e non appartiene a tutti (pubblico); il comune appartiene a tutti e a nessuno e, non essendo concettualizzabile, è solo vivibile. E’ nel comune, spazio comune, che possiamo (ri)trovarci, in progress realizzando le ragioni e le forme della nostra con-vivenza. In quello spazio, conflittuale e cooperativo, integrante e disintegrante, (ri)cerchiamo l’ordine e viviamo il mistero-in-comune.

 

NOTE

(1) Edgar Morin, Conoscenza, ignoranza,, mistero, Raffaello Cortina Editore, Milano 2018, p. 36: Il mistero è nel reale, forse nei due sensi della parola “mistero”: – inconoscibile; – cerimonia profana/sacra in cui le nostre vite giocano e si giocano.

(2) Morin, op. cit., p. 44. Continua l’Autore (op. cit, p. 45): La legge dialogica ci dice (…) che tutto ciò che è separato è legato.

(3) Morin, op. cit., p. 47: Ripetizione, reiterazione, ripresa sono necessarie all’esistenza delle stelle, dei viventi, degli umani, delle società. Ma non meno necessarie sono la nascita, l’innovazione, la creazione. E inevitabili sono la disintegrazione, la degenerazione, la morte. Scrive ancora l’Autore (op. cit., p. 50): Eros (forze di legame, di associazione, di unione) e Thanatos (forze di dissociazione, di conflitto, di distruzione) (…) si combattono senza tregua, ma non possono separarsi né sopravvivere l’uno senza l’altro. Ciò che accade nel cosmo continua in altro modo nell’umanità.

(4) Morin, op. cit., p. 46

(5) Morin, op. cit., pp. 61 e 62